geo.wikisort.org - Fiume

Search / Calendar

Il Brenta, tradizionalmente al femminile, la Brenta[1] (in latino Medoacus maior, poi Brinta in latino medievale, Brandau in tedesco, Brint in cimbro[2][3]) è un fiume italiano che nasce dai laghi di Caldonazzo e di Levico in Trentino-Alto Adige; è uno dei principali fiumi tra quelli che sfociano nell'alto Adriatico, a nord del Po. La sua lunghezza complessiva è di circa 174 km[4], misura che lo colloca al tredicesimo posto in Italia. A Ca' Pasqua, nei pressi di Chioggia, alla Brenta si unisce come affluente il fiume Bacchiglione formando un grosso alveo che dopo 6 km sfocia nel mare Adriatico.

Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Brenta (disambigua).
Brenta
Il Brenta a Bassano del Grappa
Stato Italia
Regioni Trentino-Alto Adige
 Veneto
Lunghezza174 km
Portata media71 m³/s a Bassano del Grappa
Bacino idrografico5 840 km²
Altitudine sorgente450 m s.l.m.
NasceLago di Levico e lago di Caldonazzo
46°00′26″N 11°15′58″E
AffluentiMoggio, Maso, Grigno, Cismon, Valstagna, Oliero, Muson dei Sassi, Canale Piovego, Taglio Nuovo,
SfociaMare Adriatico
45°11′N 12°19′E
Mappa del fiume
Mappa del fiume

Il nome


Il Brenta presso Oliero
Il Brenta presso Oliero

Tradizionalmente al femminile (per esempio in Dante, Inferno XV, 7), il nome Brenta indica per estensione, in alcuni dialetti e in particolare in Valsugana, le riserve d'acqua che i paesi tenevano in caso di incendi (e, in senso figurato, un'ingente quantità di liquido). La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine “Brentana” per indicare un'alluvione.

In epoca romana il fiume era individuato come “Medoacus” (secondo un'interpretazione[5] "in mezzo a due laghi" ovvero tra i laghi di origine e la zona lacustre delle foci, la laguna), o più probabilmente in riferimento ai due bacini più settentrionali della laguna di Venezia, quando esso seguiva come letto il corso dell'attuale Canal Grande e ai suoi due lati vi erano i due suddetti bacini non ancora uniti in una laguna intera.

Gli studiosi concordano che prima del 589 il fiume transitasse anche per Padova (Patavium, Patavas, ovvero "abitanti di palude") più o meno in corrispondenza dell'attuale linea ferroviaria, e qui vi confluisse il sistema di canali padovano, ma non tutta la bibliografia concorda che esistesse, nelle attuali valli del Canale di Brenta e di Valsugana, una colonia di Galli chiamati Mediaci.

Di certo durante il Medioevo comparve il termine "Brintesis", forse dal latino "rumoreggiare", a ricordo delle diverse inondazioni oppure, e sembra essere prevalente, dal ceppo germanico "Brint" (fontana) o "Brunnen" (scorrere dell'acqua). Questa interpretazione sembra consolidata[5] dall'uso in tante altre parti del Veneto del diminutivo "Brentella" per indicare un piccolo corso d'acqua. Nel veneto la parola brenta o brentela o brenton ha il significato di tinozza, recipiente in legno 200/400 litri.

Secondo Giovanni Alessio il nome è da intendersi come uno dei numerosi esempi di applicazione della metafora "testa di cervo", come risulta dalle glosse di Esichio e Stefano di Bisanzio "brenton: elaphos; brunda : Messapioi, he kephale' tou elaphou" in greco bizantino.[6]

Fino alla piena del 589 la Brenta sfociava assieme al Piave in quella che oggi è la bocca di porto del Lido: il primo percorreva il letto dell'attuale Canal Grande, mentre il Piave giungeva dall'attuale canale lagunare di San Felice. A seguito della rotta, la Brenta sfociò nell'attuale bocca di Malamocco e il Piave prese il corso attuale del Sile; essi lasciarono le terre attorno ai loro vecchi corsi alla mercé delle maree, che li impaludarono, formando l'attuale Laguna di Venezia.


Il percorso attuale del fiume


Il profilo geografico della Brenta è così suddividibile, mutuando la descrizione dello storico Andrea Gloria fatta nel 1862[7]:


Portate medie mensili


Portata media mensile (in m3/s)
Stazione idrometrica: Bassano del Grappa (2010-2020)
Fonte: ARPA Veneto[10]



Gli affluenti e defluenti


I canali tra Brenta e Bacchiglione
I canali tra Brenta e Bacchiglione

I suoi affluenti sono:

I defluenti sono:


Storia idrogeologica


La Brenta, con il Piave, è considerato uno dei due fiumi che hanno generato la Laguna di Venezia. Il deflusso delle acque della Brenta, all'uscita dallo sbocco della valle Canale di Brenta, a sud di Bassano del Grappa, ha interessato nei secoli l'attuale territorio compreso tra il percorso del Bacchiglione, del Tergola e del Musone.


Il Medoacus


Nell'epoca romana, e fino all'alto Medioevo, il Medoacus proseguiva dopo Bassano, secondo il Baldan[5], con due percorsi.

Il ramo destro transitava per Friola e Tezze, Carmignano di Brenta, Gazzo, Grossa (frazione di Gazzo), Malspinoso (località di Piazzola sul Brenta), Poiana (località di Campodoro), Lissaro (località di Mestrino), Mestrino, Rubano, Sarmeola (frazione di Rubano) ed entrava in Padova nella zona di Sant'Agostino.

Il ramo sinistro partiva sempre da Friola e Tezze, Fontaniva, Carturo, Presina e Tremignon, frazioni di Piazzola sul Brenta, Curtarolo, Limena, Taggì (frazione di Limena), Ponterotto e Montà (località di Padova), entrando nel centro di Padova presso gli Scalzi.

Nel 589 ci fu una terribile alluvione, che sconvolse nel Veneto centrale gli alvei di ben quattro fiumi: l'Adige, il Bacchiglione, il Brenta, il Cismon. Uno sconvolgimento tale,[4] che il fiume Cismon cambiò addirittura il bacino fluviale, passando da quello del Piave a quello del Brenta. L'alluvione[5] spostò in quella occasione le acque del ramo destro del Brenta a Curtarolo, per proseguire per Limena, Vigodarzere, Torre (frazione di Padova), Noventa Padovana, abbandonando così la città di Padova, per poi biforcarsi in due nuovi rami a Villatora (frazione di Saonara).

Secondo gli storici Temanza[11], Gloria[7] e Baldan[5] questi alvei erano individuati come Medoacus Minor e Maior.

Tracciato del Medoacus Maior e del Medoacus Minor - Temanza -1761
Tracciato del Medoacus Maior e del Medoacus Minor - Temanza -1761

Medoacus Minor

Il Medoacus Minor scendeva, secondo il Gloria[7] "attraverso Camino (Camin, frazione di Padova, vicina a Villatora), Saonara, Legnaro del Vescovo, Arzarello (frazione di Piove di Sacco), Arzergrande, Vallonga (frazione di Arzergrande), Rosara (frazione di Codevigo) non lungi da Corte (frazione di Piove di Sacco), fino alla laguna, (nell'area del presidio militare di Venezia della Torre delle Bebbe), quasi dirimpetto a Portosecco, (nell'isola veneziana di Pellestrina); ramo che venne successivamente deviato al Porto di Brondolo, posto a sud di Chioggia nel secolo quinto.”


Medoacus Maior

Il Medoacus Maior proseguiva per Stra e Fiesso d'Artico. A Fiesso c'era una nuova biforcazione. Il ramo principale proseguiva per i territori di Paluello (frazione di Stra), Sambruson (frazione di Dolo), e Lugo di Campagna Lupia e sfociava in laguna di fronte al porto di Malamocco. Il ramo minore (con portate d'acqua insignificanti) continuava per Dolo, Mira, Oriago, Fusina, ovvero il percorso della Brenta Vecchia. In alcuni altri documenti[11] questo ramo minore è stato definito nei secoli anche con il nome di Una e Praealtum.


Abbazia Sant'Ilario di Venezia


Nell'819, al momento del trasferimento dei monaci benedettini di San Servolo nell'Abbazia Sant'Ilario di Venezia, i canali del delta del fiume Brenta erano individuati con questi nomi:


Il Brenta tra Padova e Venezia


Nel Medioevo era fondamentale il controllo dei percorsi fluviali. Per questo motivo il Brenta fu il principale oggetto delle battaglie tra le città di Padova e di Venezia perché, a causa del delta del fiume, i territori sotto il controllo della Serenissima non erano ben definiti e accettati.

Padova, dal canto suo, per contenere le esondazioni nell'area urbana aveva innalzato delle poderose arginature del fiume presso l'antico Vicus Aggeris (Vigodarzere) tanto grandi da sorprendere Dante Alighieri in viaggio come ambasciatore dei Da Polenta, signori di Ravenna.

«E quale i padovan lungo la Brenta
per difender lor ville e lor castelli
anzi che Chiarantana il caldo senta
[...]
a tale immagin eran fatti quelli
tutto ché né sì alti né sì grossi
qual che si fosse lo maestro felli»

(Inferno, canto XV)

Il Canale Piovego

Nel 1139 i Vicentini in guerra con Padova scavarono il Canale Bisatto per privare l'acqua di difesa della città. Le acque tornarono alla normalità solo con la pace di Fontaniva. Nel 1209, come risposta della Repubblica di Padova (proclamata nel 1175 e che durò fino al 1318, con la parentesi degli Ezzelini), fu quella di garantirsi l'acqua di difesa escavando il canale Piovego congiungendo così la città con il Brenta nella zona di Stra, ottenendo così la possibilità di ridurre i percorsi fluviali con Venezia. Pressoché parallela al canale, fra il 1885 e il 1954 era la tranvia Padova-Malcontenta-Fusina, gestita dalla Società delle Guidovie Centrali Venete (gruppo Società Veneta) che proseguiva lungo la Riviera del Brenta e, assieme al Piovego, alla Brenta stessa e alla laguna veneta, dava origine ad un caratteristico sistema integrato di trasporti.


La Brentasecca

Nel XII secolo, durante la guerra di Padova contro Venezia, esisteva ancora il vecchio alveo del Medoacus Maior chiamato anche Brentasecca che collegava Dolo via Sambruson a Lugo di Campagna Lupia. I padovani cercarono di riattivarlo per ridurre il percorso tra la laguna e Padova e per non pagare le gabelle poste da Venezia alle foci con il presidio della Torre delle Bebbe oltre che per aggirare lo strapotere dei frati dell'Abbazia Sant'Ilario di Venezia. I padovani, vista la necessità di far presto e in mancanza di mezzi adatti per eseguire la notevole opera idraulica incisero, durante un periodo di scontri militari, gli argini del fiume provocando una paurosa inondazione con il ripristino delle zone acquitrinose e malariche sui terreni del delta già bonificati. L'intervento fu così grave che per far fronte a questa situazione i frati furono costretti ad andar via dall'Abbazia e costruire un nuovo castello a Gambarare di Mira.


Venezia e le acque del Brenta


I primi documenti dell'interesse della Repubblica di Venezia per i problemi del controllo delle foci del Brenta sono del 1299. Nel 1330 lo storico veneziano Alvise Cornaro[13] definì il problema del governo delle acque del delta del Brenta (insalubrità, sedimentazioni, alluvioni) come “questa mala visìna” (questa cattiva vicina) che la Signoria doveva, secondo la sua opinione, “portarla un poco in là”.


La "tajada"

Nel tempo i veneziani constatarono diverse modificazioni dei percorsi dei fiumi, dei rii, delle loro foci e dei canali della laguna. Ad esempio il canale dell'Orfano rimase invaso di melme, tanto da renderlo impraticabile, cosicché nel 1336 fu necessario scavarlo.

Le preoccupazioni dei governanti della Serenissima furono tali, che decisero di bloccare le acque di qualsiasi fiume che sfociasse dentro alla laguna, facendo costruire un terrapieno parallelo alla terraferma, con l'obiettivo di deviare le acque della foce della Brenta Vecchia di Fusina verso la laguna di Malamocco. Quest'opera, decisa il 16 febbraio 1330, fu chiamata “la tajada” (la tagliata) e fu ultimata nel 1339. Il terrapieno venne chiamato “argine di intestadura”. Questo argine, posto a circa 40 metri dal limite della laguna, fece confluire tutte le acque dei vari fiumi (noti con i nomi di: Brenta Vecchia, Volpadego, Tergola, Clarino, Avesa, Laroncelo, Virgilio, Uxor (Lusore), Musone, Una, Bottenigo, Lenzina) in un canale chiamato Brenta Resta d'Aglio. Il suo letto percorreva, partendo da Mestre, le attuali vie Brentavecchia, Cappuccina, Dante, Fratelli Bandiera, raccogliendo quindi tutte le acque che passavano per i Bottenighi, per farle sfociare a Malcontenta. L'inesperienza idraulica del tentativo provocò l'aumento della sedimentazione delle vecchie foci e un aumento della intestatura, con la conseguenza di allagamenti nei territori di Oriago, Gambarare e Bottenighi. Alla fine, per dare sfogo alla pressione, fu aperto uno scarico verso la laguna sul canale Visigone; esso fu tombato e sostituito da condotte fognarie nel Ventesimo Secolo, in concomitanza con la costruzione della zona industriale di Porto Marghera. Aspre polemiche ha suscitato, nel 2009, il cedimento del terreno nei pressi della stazione ferroviaria di Mestre (dove si stava scavando un sottopassaggio per il nuovo tram), causato dall'ignoranza, da parte degli organi competenti, del fatto che il tracciato seguìto dallo scavo corrispondesse al vecchio letto del canale, e che quindi fosse suscettibile di instabilità geologica e idraulica.


La Brenta Nova

Tra il 1488 e 1507 la Repubblica Serenissima effettuò un'ulteriore diversione del fiume Brenta Vecchia. L'opera, che partiva dalle chiuse di Dolo si dirigeva verso Sambruson, Calcroci di Camponogara, Prozzòlo di Camponogara, Campagna Lupia, Bojon di Campolongo Maggiore, Corte di Piove di Sacco e proseguiva fino a Codevigo, chiamata "Brentone" o "Brenta Nova"[12] portò ad esiti discutibili nei confronti dell'equilibrio idrografico del territorio. Di quello sforzo di irreggimentazione delle acque della Brenta Vecchia rimane ora soltanto l'argine sinistro, utilizzato da una strada, vecchio percorso della SS16.


Il Taglio Nuovissimo del Brenta

Lo stesso argomento in dettaglio: Taglio Novissimo.
Tracciato Taglio Nuovissimo del Brenta nel 1610 - Zedrini - 1811
Tracciato Taglio Nuovissimo del Brenta nel 1610 - Zedrini - 1811

Nel 1605, dopo i fallimenti precedenti per governare le acque della "mala visìna" di Venezia, il Senato approvò, nel contesto delle decisioni assunte con la istituzione delle Prese del Brenta, un nuovo progetto di diversione della Brenta Vecchia, quello di Gianluigi Gallesi.

Il nuovo canale, chiamato Taglio Nuovissimo della Brenta, per distinguerlo dal vicino e contemporaneo Taglio Nuovo del Muson Vecchio, incanala le acque, ora come allora, della Brenta Vecchia da Mira Taglio in direzione di Porto Menai per proseguire in modo rettilineo, per circa 20 km, fino al Passo della Fogolana. Attualmente il canale transita vicino a Conche per sfociare in Laguna di Venezia in località Valli, quasi di fronte al porto di Chioggia. Invece nel 1610, come si può vedere dalla mappa dello storico Bernardino Zendrini, il tracciato continuava fino a sfociare a sud di Chioggia, nella zona della attuale foce della Brenta detta della "Cunetta".

Dopo il completamento di quest'opera, inaugurata nel 1612, la Repubblica di Venezia definì i primi provvedimenti per la gestione pubblica delle valli della propria laguna. Per questo motivo lungo tutto l'argine di questo canale furono posizionati dal magistrato alle acque una sequenza di cippi segna confini per segnalare la cosiddetta conterminazione lagunare[13].


Le “Prese” della Brenta

Nel XVI secolo a seguito dei lavori di chiusura e di deviazione delle foci dei fiumi in laguna tutti i territori dell'entroterra subirono disastrose alluvioni. Per rispondere alle proteste delle popolazioni il Senato Veneto con la delibera del 23 giugno 1604, in previsione dell'esecuzione del Canale Taglio Nuovissimo, istituì le “Sette Prese”[13].

Le “Prese della Brenta” erano dei consorzi pubblici e obbligatori che dovevano coordinare le attività, le opere, e il deflusso di tutte le acque degli scoli delle campagne in un unico sistema idraulico. Le Prese sono state le antesignane dei moderni Consorzi di Bonifica. Per questo nella Regione del Veneto gli attuali Consorzi si richiamano, nelle definizioni e nelle aree amministrate, alle vecchie "Prese".

Le “Prese” associavano i proprietari dei beni rustici di un territorio che dovevano riunirsi per l'elezione di tre presidenti. La gestione delle Prese era fatta dai presidenti che si avvalevano di appositi funzionari ed esattori per accertare i beni e incamerare gli oneri sulle proprietà fondiarie, chiamati “campatici”, da campo.

Nella definizione dei confini dei singoli bacini idraulici fu adottato il principio che le acque dovevano scolare, secondo i Savi delle Acque, nel nuovo canale Taglio Nuovo di Mirano del fiume Muson Vecchio e nel Taglio Novissimo del Brenta anziché nell'alveo della vecchia Brentasecca.

Le “Prese” comprendevano:


La "Cunetta" (della Brenta)

Il corso del fiume Brenta e del Bacchiglione in una mappa del 1789
Il corso del fiume Brenta e del Bacchiglione in una mappa del 1789

Nel XVIII e XIX secolo il fiume fu oggetto di vari studi, a partire in particolare da quelli di Girolamo Francesco Cristiani.

Nel 1816 viene scavata la Cunetta, da Fossolovara (l'attuale Stra) fino a Corte, e nel 1840 il fiume viene fatto sfociare provvisoriamente alla Fogolana, nella laguna di Chioggia. L'immissione del fiume in laguna determina la formazione di un grande delta, successivamente bonificato; detta parte sud della Laguna di Venezia, è appunto denominata Valle di Brenta. Dapprima viene rettificato da Codevigo a Brondolo e fatto sfociare nel vecchio alveo ora denominato Canale della Busiola, e solo nel 1896 viene realizzato l'ultimo tracciato, sfociando direttamente nel Mare Adriatico intercettando sempre la stessa foce.


Le Isole


Oggi il Brenta include due isole fluviali nel suo alveo: una presso Mira, più specificatamente nella località di Mira Porte, un'altra presso Dolo, nota come Isola Bassa.


Le storiche "brentane" (alluvioni)



Note


  1. Fanfani, Massimo (2015). "Fiumi femminili, fiumi maschili". Accademia della Crusca online; Brentari, Ottone (1884). Storia di Bassano e del suo territorio. Bassano: Stabilimento TIpografico Sante Pozzato, p. 7 nota 1.
  2. Agostino Dal Pozzo. Memorie Istoriche dei Sette Comuni vicentini, Istituto di Cultura Cimbra, Roana, 2007, pagina 174
  3. Bernhard Wurzer, Die deutschen Spranchinseln in Trentino und in Oberitalien, Bolzano, Druck und Verlag Athesia, 1959
  4. Copia archiviata, su pedemontanobrenta.it. URL consultato il 28 aprile 2007 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2007).
  5. Alessandro Baldan, Storia della Riviera del Brenta, vol. I, Edizioni Moro, 1978.
  6. G. Alessio, Sul nome di Brindisi, in "Archivio Storico Pugliese", 1955, III, p. 98.
  7. Andrea Gloria, Il territorio padovano illustrato, Padova, Prosperini 1862.
  8. Tracciato su Openstreetmaps
  9. Tracciato su Openstreetmaps
  10. Bolletini idro-meteo ARPAV; Consultato: febbraio 2020
  11. T. Temanza, Dissertazioni sopra l'antichissimo territorio Ilariano, Venezia, 1761.
  12. Cristoforo Sabbatino – carta del XVI secolo (metà circa) – Civico Museo Corner M.N. 1016
  13. Guido Caporali, Marina Emo de Raho, Fabio Zecchin, Brenta vecchia nova novissimo, Marsilio Editori, 1980

Bibliografia



Voci correlate



Altri progetti



Collegamenti esterni


Controllo di autoritàVIAF (EN) 190145542728296642161 · GND (DE) 4265834-2 · BNF (FR) cb121476959 (data)
Portale Geografia
Portale Valsugana
Portale Veneto
Portale Venezia

На других языках


[de] Brenta (Fluss)

Der Brenta (in deutschsprachigen Publikationen häufig feminin; nicht mehr gebräuchlicher deutscher Name: Brandau) ist ein 174 km langer Fluss in Norditalien. Er entspringt südöstlich von Trient den sich bei Levico Terme vereinigenden Abflüssen der Seen Caldonazzo und Levico und fließt durch das Suganertal erst in östliche und dann ab Primolano in südliche Richtung. Ab hier verengt sich das Tal zum sogenannten Canale di Brenta. Bei Bassano del Grappa verlässt der Brenta die Südlichen Kalkalpen und setzt seinen Lauf durch das venezianische Tiefland der Po-Ebene fort. Zwischen Bassano und kurz vor Padua ist der Flusslauf mit seinen Mäandern und Kiesbänken in weiten Teilen erhalten.

[en] Brenta (river)

The Brenta is an Italian river that runs from Trentino to the Adriatic Sea just south of the Venetian lagoon in the Veneto region, in the north-east of Italy.

[es] Río Brenta

El río Brenta es un corto río costero del norte de Italia, de 174 km de longitud. Nace de los lagos Levico y Caldonazzo en la provincia de Trento. Fluye a través del Valle de la Valsugana en la región del Trentino-Alto Adigio, entra en el Véneto por la población de Bassano del Grappa y acaba desembocando en el mar Adriático cerca de la localidad de Chioggia.
- [it] Brenta

[ru] Брента

Бре́нта (итал. Brenta) — река в Италии, течение которой начинается в провинции Тренто и заканчивается в Адриатическом море[2]. В области Трентино-Альто-Адидже река порождает одноимённую долину. Брента впадает в Венецианский залив, расположенный в области Венеция. Длина — 174 км. Площадь бассейна — 1600 км². Средний расход воды — 78 м³/с. Высота истока — 450 м над уровнем моря[1].



Текст в блоке "Читать" взят с сайта "Википедия" и доступен по лицензии Creative Commons Attribution-ShareAlike; в отдельных случаях могут действовать дополнительные условия.

Другой контент может иметь иную лицензию. Перед использованием материалов сайта WikiSort.org внимательно изучите правила лицензирования конкретных элементов наполнения сайта.

2019-2024
WikiSort.org - проект по пересортировке и дополнению контента Википедии